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Evoluzione della specie

By By Peter on 18/10/2016

5 anni or sono, salito su una MTS mi sono sentito di scrivere le sensazioni che mi trasmise per pubblicarle e fornire un mix di report emozionale a chi nel sito si diletta a leggere le altrui avventure.

Allora la moto fu “sverginata “ sulle colline romagnole , patria di molti ”polsi” importanti nel panorama motociclistico.

Proprio per l’incipit decisi che sarebbe stato “e mutor” e non la moto, quindi al maschile, così nacque

Al  (articolo determinativo maschile) Fa’ (voce del verbo fare) Pòra (paura)

Oggi rimetto le chiappe su nuovo modello e mi sono trovato a dire nel casco ad alta voce :

 Ach Gòst !! (che gusto!)

Nella continuità della tradizione, anche casa madre Ducati ha chiamato alcuni modelli col dialetto bolognese, 

vi presento quindi Ducati Multistrada S 2016 di nome  “Al Gòst”  , 

che detto distrattamente potrebbe sembrare in inglese “Il Fantasma” , invece in dialetto felsineo è “Il Gusto” .

Salgo sulla Red (c'è anche White ma sarebbe come comperare una Ferrari fuxia!).

Subito la posizione di guida più bassa permette di tenere entrambe i piedi a terra sulla pianta (825/845)

La sella è adattabile in quota per un paio di centimetri, mentre il manubrio non sembra abbia subito apprezzabili differenti posizioni rispetto agli angoli sulla spalla del pilota.

Molto comoda stretta sui fianchi ed anche per il passeggero bella capiente, permette postura non affaticante ed adattabile a guida sportiva o da turismo.

Avendola avvicinata molto al cilindro posteriore, non so come si comporterà la temperatura d’estate.

Il paramani ha il fissaggio anche sull’estremo del manubrio ed è cosa buona (prima a sbalzo).

Il cockpit è molto ricco, sono di molto aumentati i comandi degli ammenicoli di dotazione.

In effetti il settaggio dei diversi accessori, ora è finalmente agevole anche in marcia.

Il peso a carico, passato da leggero a  "welter", non disturba minimamente la manovrabilità neppure da fermo.

Tramite hands free, pigio il pulsante di accensione quadro.

Un display a colori esegue il check e mostra i numeri da tenere sotto controllo durante la guida.

Ciascuno dei 4 set up (Riding Mode) ha la visualizzazione personalizzabile.

Molto in evidenza velocità e numero marcia inserita, forse poco evidente il contagiri e assolutamente troppo piccoli tutti gli altri numerini 

(km /consumo/ parziale/temperature/ ecc) ma qui forse gioca a mio sfavore l’anagrafe .

Studiato bene il cruscotto per il contrasto luce in relazione all’illuminazione ambiente ma forse un po’ delicatino il trasparente di protezione, 

dovrò provvedere subito con apposita pellicola tipo smartphone.

Una pressione decisa sulla messa in moto, fa borbottare il bicilindrico, poi ….. il sound è tornato quasi quello di una volta !

Finalmente ritrovo una delle caratteristiche Ducati che con la prima MTS era, se non sparito, sicuramente cambiato nella timbrica.

Bello, pieno di personalità, il purista saprà apprezzare !

Tralascio la descrizione del collegamento con iphone ed apposita app che registra tutti i dati del viaggio compreso quanto t’inclini e quante curve fai !!

L’impianto luci è stato aggiornato a led, ed hanno inserito una finezza con l’accensione del proiettore interno curva, gadget più consono ad un BMW ma del resto l’Audi vuole dire la sua!

Di furbo hanno implementato l’ Azard , mancante prima.

Ma andiamo al sodo.

Anche la leva della frizione idraulica, è tornata un po’ più dura e ricalca la tradizione (sigh... mi manca il barattolo di bulloni della frizione a secco)

Metto la prima e parto.

Il nuovo DVT è uno spettacolo da subito, il tipico saltellamento fino ai 3000 g’ è sparito.

Docile e preciso ai bassissimi senza necessità di lavorare con frizione.

Per il gas invece c’è bisogno di farci “il polso”, il comando ride by wire è mappato in relazione al set up e cambia di molto la risposta in funzione dell’angolo di rotazione.

Il cambio è tenero e preciso , sulle riviste avevo letto il contrario, chiaro è che richiede decisione del piede.

La frenata , bhe è difficile migliorare anche se ora c’è il Corner Speed ed è integrale se agita sul manubrio e solo posteriore se da piede. 

I dischi da 330 con Brembo da SBK , sono un portento.

Sul motore posso esprimere poco poiché per i primi 1000 km non mi è possibile superare i 6000 g’ ma per quello che si sente , 

ha una risposta molto pronta su tutta la curva di erogazione, resta comunque il formidabile testastretta che già conosco; number one!

Non sono in grado di dire se i 10 hp in più  siano presenti , erano già talmente tanti anche prima che non riuscivo a contarli tutti.

La vera novità ed il gusto è dato dal DSS (skyhook) .

Senza addentrarmi nei particolari di settaggio personalizzabili, ho provato la mappa Urban e la Sport una di seguito all’altra.

La prima accarezza l’asfalto lasciando che ogni asperità venga assorbita dalla corsa morbida degli stantuffi che prontamente rimettono in posizione la ruota.  

Cercando di passare su buche stradali, tombini e dissuasori, mi sentivo come su un materasso, una sensazione di grande confort.

Swichando alla Sport, al di là della cattiveria del motore, si sente la moto alzarsi (un paio di cm del quale ti accorgi solo al semaforo quando abbassi il piade) 

e ti ritrovi ad apprezzare la rugosità dell’asfalto che viene immediatamente trasferita sulle chiappe e sui gomiti, come si addice ad una super sportiva di razza.

Le ruote sono sempre caricate opportunamente , è praticamente impossibile impennare o alzare la ruota dietro in staccata (DWC e DSS), l’asfalto è copiato alla perfezione.

Un giochino al quale faccio gola, è il Cruise Control che per i viaggi in “autopalle”, ti permette di riposare il braccio destro. 

Il cupolino migliorato nel comando per la variazione alto/basso, offre una copertura aerodinamica maggiorata assieme alla carena anteriore di più grande superficie rispetto al modello 2010.

Poca turbolenza anche a 150 km/h con possibilità di visiera alzata, tanto che stò pensando di tenere il mio  vecchio Shoei.

Il confort sul misto con mappa Touring e la morbidezza del motore, offrono una gradevolezza di guida veramente di grande livello e mi stabacco una SS65 in compagnia di Steve e Gianfranco , 

sotto un cielo grigio gocciolante ed con i ricci delle castagne sulla strada .

Frega niente, si deve portare l’animale alla sua prima Raticosa.

Bella , agile, pronta sullo stretto e sul veloce, perfetta nei cambi di direzione, precisa nelle traiettorie.

Un limite non migliorato è senz’altro la capacità del serbatoio che con 20 l. costringe a percorsi a soste obbligate tra i 280 ed i 300 km, che per turismo possono risultare troppo ravvicinate.

Tutto questo ben di Dio però lo si apprezza solamente dopo aver avuto esperienze precedenti, qui l’elettronica governa tutto .

Sarebbe molto complesso gestire questo gioiello senza l’ausilio tecnologico, per contro , già in queste condizioni di non conoscenza e di limite di utilizzo per rodaggio, 

trovarsi a velocità sostenute in città e sulle colline, è veramente un attimo. 

Attenzione che il confort e la sicurezza dei dispositivi, richiedono tanta sensibilità per spingere, pena ritrovarsi molto lunghi nelle frenate.

Non mi dilungo sui diversi sistemi di gestione della guida, sono tutti passibili di adattamenti alle caratteristiche di ciascun pilota. Trovo comodo anche la mappatura preimpostata del sistema  in funzione del carico , solo pilota, con borse,con passeggero e con passeggero e borse.

Il succo della questione è che la Ducati ha sfornato un oggetto di grande valore che per contro ha un costo piuttosto alto (un difetto bisogna pure trovarlo!!) .

Devo dire però che la versione precedente mi ha mantenuto una buona valutazione, quindi il cambio è stato abbordabile.

Anche gli accessori proposti a pacchetto, non sono regalati, per di più nulla di quelli del modello precedente sono adattabili a questo!!!

La politica di mercato, stà germanizzando la Ducati…. pazienza.

A latere segnalo che ho potuto testare anche l’Enduro. 

Per equipaggiamento è identica ma la ciclistica con la 19 pollici anteriore mi ha dato subito un po’ di soggezione in ingresso e conduzione, forse questione di abitudine.

La posizione di guida è un po’ più rannicchiata sulle gambe e il manubrio un pelo più alto, evidentemente per agevolare la guida sulle pedane. 

Molto importante il grande frontale che copre modello scooter. 

Equipaggiabile con Touratech si snatura moltissimo nella linea ma ha grandi capacità di trasporto.

A conclusione vi regalo un consiglio,

non andate a provarle se non siete disposti a comprare,

potrebbe essere una sofferenza tornare sulla vostra motoretta !

Double Flash a tutti

ByPeter on AlGost

 

al gòst
ducati
multistrada
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6 comment(s) so far...

Speriamo che questa volta la pubblicazione resti visibile !!

zivas 

Bravo, complimenti! Approvo la scelta del nuovo modello con la ruota da 19"

bell'articolo . bravo . complimenti x l'acquisto

Ancora complimenti per il "mutor" e la bella descrizione che hai fatto.

Theo 

Mmmm... Ho idea che su quella moto tutto avvenga molto velocemente.

be io ho appena venduto il mio ktm 1190 adventure che mi ha dato parecchie soddisfazioni...ora ho il grande dilemma multistrada o bmw 1000xr? Le ho provate entrambe e se effettivamente cio' che dice By peter e' la senzazione che ho provato anche io,devo xro dire che purtroppo ho provato anche il bmw e sicuramente non e' comoda probabilmente come il ducati per i lunghi viaggi maaaaaa ha un motore da paura come e mutor deve essereeee...molto molto divertente... poi il modello 2017 dicono che hanno anche eliminato il problemino delle vibrazioni verso i 5000 giri, cmq la 2016 che ho provato io le ha ma non cosi fastidiose come molti dicono.Xcio' medito meditooooooo

   

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