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Abbiate pazienza, mi sono messo a
scrivere due righe ed è venuto fuori un paginone palloso
Ringrazio i grandi compagni di viaggio per questo we spaziale!
Venerdì pomeriggio, esco dall'ufficio boccheggiando per il gran caldo e mi
trascino in bici fino a casa. Mi spoglio nudo e inizio a preparare la roba,
un paio di mutande, due t-shirt, il sacco a pelo e poco altro. Cerco di
stemperare con una doccia ma ricomincio a sudare 25 secondi dopo aver chiuso
l'acqua.
Finalmente alle 19 lego la borsa al kappone e parto. Il traffico di Torino
mi arrostisce per bene prima di raggiungere la tangenziale in direzione
Pinerolo. L'aria calda mi investe mentre goccioline di sudore mi scendono
dappertutto...
A Staffarda devio dalla statale per Saluzzo e faccio quello che Theo ed io
ribattezzeremo "il piccolo passo Spluga", ovvero il colletto di
Pagno-Brondello. Finalmente il fresco, quando scendo ad Isasca mi abbottono
le maniche ed il colletto della giacca. Arrivato ai 1800 mt. di Chianale ho
un bellissimo freddo.
Saluto Giampa, arrivato da poco, e si sparano le prime cazzate mentre mi
mostra il roadbook artigianale in vera carta.
Dopo non molto arriva Dancer ed aspettiamo ancora Theo per sbranare gli
avanzi del Peiro Grosso, misto di antipasti e pasta al forno, poi si va a
nanna presto.
Alle 6.45 Dancer è già sveglio da alcune ore e credo che abbia anche munto
le vacche ed arato un campo prima di fare la doccia. Facciamo colazione
mentre la sig.ra Brigitte dell'agriturismo è ancora in camicia da notte.
Il tempo di prepararci e ci raggiunge Max, siamo pronti a partire.
Il colle dell'Agnello oggi è aperto in via eccezionale, saliamo nella nebbia
cercando di evitare le marmotte che scappano impaurite. In cima non c'è
panorama, solo nebbia, ma già dopo le prime curve sul versante francese fa
capolino un bel sole caldo.
Sosta a Molines en Queyras, Dancer rabbocca l'olio (o miele, vista la
gradazione) al Giessone e diamo la precedenza ad una mandria di mucche,
tutte con la giacca in vera pelle di bovino nuova e lustra...
Proseguiamo e, siccome sarebbe un delitto non farlo, dopo Chateau Queyras
deviamo per l'Izoard. Facciamo bene, come sempre, è stupendo. Giampa salta
sulla sella gridando "SPETTACOLO!".
Dopo la sosta e le foto di rito scendiamo a Briancon e proseguiamo in
direzione l'Argentiere, la statale scorre tranquilla nella bella campagna
curata francese fino a Guillestre, dove inizia il col di Vars.
Rabbocchiamo i serbatoi e salto in sella al GS di Theo per qualche km, poi
il kappone passa nelle mani di Giampa che lo tiene fino in cima al colle
mentre io cerco di non andar per terra con la sua transalp, con gomma
anteriore in vero abete.
Sul colle pausa caffè nel baretto: Max, Giampa ed io ci facciamo tentare da
un tortino di lamponi, duro come il marmo e gelatinoso come l'argilla,
veramente buono. Ne risentirà il nostro stomaco per il resto del giro.
Scendiamo dal colle e tiriamo dritto fino a Barcelonnette, da qui
attacchiamo il col de la Cayolle. Dancer ed io ci fermeremo un numero di
volte incalcolabile a fotografare il bellissimo panorama che cambia
continuamente, ora aprendosi in vallate verdi, ora chiudendosi in canyon di
roccia. Davvero molto bello.
Sulla cima i ciclisti regnano incontrastati e ci buttiamo in un angolino
d'erba ad affettare pane, salame e fontina. Considerazioni varie ed
eventuali sull'opportunità di aver acquistato la moto migliore del mondo da
parte di tutti, eccetera.
Non perdiamo altro tempo e ci spariamo la discesa fino a Guillames ed il
piccolo colle di Valberg, tratto che nessuno ricorda molto bene perchè più
che altro abbiamo tutti dormito. Combattiamo l'abbiocco con una coca cola
sul colletto Sainte-Anne prima di Beuil e del col de la Couillole.
Piccola sosta per aspettare Max che ha perso il portafoglio, e che
incredibilmente ritrova nella Gendarmerie: si vede che non siamo in Italia!
Scolliniamo pigramente fino a St. Sauveur e seguiamo i cartelli in direzione
opposta a quelli che indicano Nice, attraversiamo ancora il parco National
du Mercantour per raggiungere la cima del col de la Bonette.
Anche qui ci fermiamo a fare centinaia di foto che non rendono la
peculiarità di questo passo, ovvero di essere la strada più alta d'Europa.
Foto di rito con la neve, ed è ora di iniziare la lunga discesa, mentre
Giampa si ingarella con un gruppo di stradali.
Ci ricompattiamo a Jausiers ed iniziamo a salire sul colle della Maddalena
(col de Larche dal versante francese). Ancora fresco, bene. Sulla cima
Giampa ci offre uno spuntino a base di ottima toma presso un chioschetto, ed
è un aperitivo graditissimo.
Iniziamo la discesa cercando di adocchiare un posto per la notte. Dopo
alcuni tentativi ci fermiamo a Pontebernardo di Pietraporzio presso il posto
tappa GTA. Abbiamo l'uso cucina ed andiamo a saccheggiare il
negozietto-tabaccaio-giornalaio di Pietraporzio con il necessario per
sfamare 5 motociclisti, non prima che Giampa abbia redarguito la negoziante
sull'opportunità di adottare il Grana Padano invece del Parmigiano Reggiano!
Si susseguono docce e preparazione della cena, fusilli al pomodoro e
pancetta, con crostata e genepy finale. Alle 10 la truppa è cotta e mi
arrampico al terzo piano del letto a castello per il meritato riposo.
Poco prima delle 7 riemergiamo dal sonno ed alle 8 siamo in sella. A Vinadio
facciamo il pieno e colazione, poi puntiamo velocemente Demonte ed iniziamo
a risalire il vallone dell'Arma. A metà siamo incolonnati un quarto d'ora
dietro una mandria di vacche che va all'alpeggio, ne approfitto per lavarmi
i denti in mezzo alla strada.
Continuiamo a salire tra le marmotte fino al colle Fauniera-colle dei morti,
dove facciamo le foto di rito al monumento a Pantani ed ai cartelli vari. Ci
separiamo da Max per tentare di scendere al pso Gardetta via sterrato, ma
una jeep di tedeschi ci avvisa della neve sul percorso ed arriviamo solo
fino al forte a fare qualche foto.
Il collegamento per il colle Esischie è chiuso e non possiamo scendere in
val Maira, passiamo quindi di fianco al santuario di San Magno per scendere
in val Grana. A Monterosso la strada è interrotta per una gara di bici, ci
"tocca" deviare su uno sterrato nei campi; qualche km più avanti non
vogliono neanche farci attraversare la strada per cercare un'altra
deviazione, ma fermare 5 Netraiders incazzati non è facile. Sul colletto
agganciamo un ragazzo con un KLE che ci porta attraverso mille bivi non
segnati ad uscire dal percorso della gara.
Da Busca, salutati i compagni di viaggio, mi manca solo di attraversare
l'arida pianura selvaggia della campagna cuneese per raggiungere Torino, con
il contakm che segna 750.