7 GIORNO (verso non so più
cosa) COME DICE IL DETTO?
LA FORTUNA E’ CIECA MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO
Lascio la notte al suo
destino,tanto sembrava non mi riguardasse, e alla sua ora ci mettiamo in
moto verso Ksar Ghilane, una ventina di km.
E’ una pista secondaria tutta piana e piena di sabbie intercalate tra loro.
Una robetta da niente se non fosse per un ricordo dell’anno passato.
L’ingresso a Ksar da quella pista.
Per un pelo l’anno scorso nella duna difensiva d’ingresso all’oasi Scal non
faceva un brutto volo.
E’ un piccolo e stupido tratto di sali scendi impestato di carreggiate che
si intersecano profondamente, giusto il tipo di carreggiate da mettere in
crisi le due ruote.
Siamo i soliti tre, Stefano e Dario sono già arrivati da non so quanto
tempo.
Avanzo per primo e proprio nello stesso punto dell’anno scorso mi viene in
mente l’episodio di Scal..
Mi viene paura. Paura di cadere.
RALLENTO, ERRORE, ORRORE, CADOOO. Dalla stessa parte del male.
CAXXXXXXO DI NUOVO!!!.
E’ il colpo del ko. Ben assestato, fulmineo e definitivo.
Non sono più in grado di risalire sulla moto, ogni movimento è una nuova
spada che si aggiunge a quelle già presenti tra le costole in alto a
sinistra.
BASTA.
Mi portano in camion dentro l’oasi e qualcuno raccatta la mia povera KTM
ormai orfana.
La sfiga ha dato il meglio di se con quasi tutta se stessa ragion per cui
ora è il turno di una qualche sorte di fortuna.
In primis sono a Ksar Ghilane, quindi ad uno sputo dal mondo abitato, magari
non sarà un mondo svizzero ma sempre di mondo abitato si tratta.
Poi è in sosta proprio a Ksar la tappa di un rally tedesco. Sapete, no, come
sono i tedeschi?
Hanno al seguito un’assistenza sanitaria da grido. Un mega carrello
furgonato iper attrezzato con tanto di medico ed infermieri.
OCCASIONE!!
 Un
bestione in gara. Non sarebbe male vederlo all’opera!
Mi
faccio fare una visita che ne ho proprio bisogno
Il medico
deve essere un appassionato di questo genere di sport, lo capisco dalla sua
premura e gentilezza. Avrà una quarantina di anni ed un volto simpatico.
Fa quello che un medico credo faccia in queste circostanze.
La sentenza.
Non gli sembra ci sia niente di rotto e/o liquidi strani in giro per il
corpo.
Wow, che sollievo. A casa però sarà una storia un tantino diversa.
Delle micro iniezioni di Voltaren, ripetute la mattina dopo, poco prima
della loro partenza, stendono un velo pietoso tra come mi sento e come sto
realmente. In aggiunta mi devo prendere per tre giorni, due volte al giorno,
delle pillole sempre a base di San Voltaren.
Bene.
 La
mattina dopo la nebbiolina creata dall’acqua calda della sorgente.

 Facciamo
campo a ksar.
Come
sempre non mancano gli scorci da fotografare.
Dobbiamo
aggiornare la strategia.Mohammed mi porterà con il camion fino al cafè du
Park (incrocio verso Timbaine) e li verrò prelevato da un pick-up che mi
porterà fino a Douz assieme a Scal.Lufti violenterà la mia Ktm fino al
bivio. Non so cosa mi faccia più male, voi che dite??
8 GIORNO
(verso Douz) VA COME AVEVAMO PENSATO
Partiamo. Sono sul camion. Esattamente come pensato. E la moto non la vedo
più, chissà cosa le succederà nelle mani di quel bruto!! Come posso avere
dei ricordi di una simile situazione?? Ho resettato la memoria e basta. La
mia fida me la ritrovo al bivio (lacrimuccia), come pensato. Il pick-up
arriva e carichiamo tutto e partiamo alla volta di Douz, come pensato. Ci
separiamo dagli amici che proseguono l’avventura, come pensato. Arriviamo a
Douz e finalmente un letto e una doccia, come pensato.
Non stò bene di stomaco e neanche Scal. Questo almeno non l’avevamo pensato!
 Prima
di abbandonare del tutto Ksar facciamo una visita al fortino, ultimo
avamposto a sud dell’impero romano. Proseguiamo sulla diretta verso il bivio
che ci separerà dal gruppo.
 Sembra
facile ma arrivare in moto quassù non è uno scherzo! Bravo Paolo!! (io me la
sono fatta in camion 4x4 sigh sigh)
Arrivati
al cafè Park facciamo sosta in attesa del pick-up che mi preleverà per
portarmi a Douz.
Sopra
il tetto del camion troneggia Lufti, il gigante delle sabbie.
9 E 10
GIORNO - QUALCUNO DOVRA’ PRENDERSI LA BRIGA DI RACCONTARCELI.
A Douz
nel frattempo io e Scal proseguiamo nelle nostre attività di sopravvivenza.
A metà del decimo giorno arrivano i nostri, gasati e sporchi come meritano!!
 Ore
pigre in albergo. Penso ai miei compagni ancora alle prese con la sabbia….
Ma in fin dei conti sono contento di essere a riposo. Tira vento ma il
tramonto è splendido. Chissà come passeranno la notte i nostri amici.
Ecco
Ed in versione turistica nella piazza di Douz prima di avventurarsi nei
negozi pittoreschi.
Il tempo
che segue fa parte del rientro in Italia e a suo modo è in qualche misura
un’avventura pure esso. Ma non racconterò niente di quel tempo, in fondo
sono cose che potete scoprire da soli tutti i giorni comodamente in Italia,
a casa vostra.
EPILOGO
Ecco, ho
finito.
Ho fatto
questo diario per fissare le mie impressioni e i fatti che più mi hanno
colpito in questo viaggio. Non so se ci sono riuscito come vorrei ma questo
è quello che sono riuscito a fare.
E’ stato una girovagare faticoso, non privo di sorprese e anche di
strascichi sanitari ma in ogni caso, ancora una volta, non rinuncerei a
nulla di quello che ho visto e vissuto.
Ho potuto fare la conoscenza di Stefanio e Dario, persone grandi nel cuore e
nella mente, e consolidato, se mai ce ne fosse bisogno, l’amicizia coi
soliti ignoti. Cosa volere di più?
A chi mi chiedesse perché lo faccio e molto probabilmente ancora farò,
rispondo solo che nonostante tutto ho ancora bisogno di sognare e se avete
letto fin qui spero che questo diario vi abbia trasmesso un granello di
interesse verso quel mondo fantastico che è il deserto, nel bene e nel
male.
Infine per i pochi curiosi informo che la diagnosi finale dopo una
radiografia al mio ospedale è stata di una costola rotta (5° sx) ed una
incrinata (6° sx).
Io comunque continuo a credere di più al medico tedesco.
Un abbraccio ai miei grandi compagni di avventura , a tutti i “fangosi” e
al mitico popolo NET.
PS: nel
racconto potevo fare alcune considerazioni di natura “tecnica”, che so, sui
mezzi, sulla logistica e altro ancora. Ma non ne ho avuto voglia e poi non
credo sia di grande interesse. Questi aspetti in fondo sono solo il supporto
fisico alle emozioni, le uniche che meritano lo sforzo di essere condivise.
THE END
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