NETSAHARA 2005... Il diario Parte 9


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7 gennaio 2009



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7 GIORNO (verso non so più cosa) COME DICE IL DETTO?
 LA FORTUNA E’ CIECA MA LA SFIGA CI VEDE BENISSIMO 

 Lascio la notte al suo destino,tanto sembrava non mi riguardasse, e alla sua ora ci mettiamo in moto verso Ksar Ghilane, una ventina di km.
E’ una pista secondaria tutta piana e piena di sabbie intercalate tra loro. Una robetta da niente se non fosse per un ricordo dell’anno passato. L’ingresso a Ksar da quella pista.
Per un pelo l’anno scorso nella duna difensiva d’ingresso all’oasi Scal non faceva un brutto volo.
E’ un piccolo e stupido tratto di sali scendi impestato di carreggiate che si intersecano profondamente, giusto il tipo di carreggiate da mettere in crisi le due ruote.
Siamo i soliti tre, Stefano e Dario sono già arrivati da non so quanto tempo.
Avanzo per primo e proprio nello stesso punto dell’anno scorso mi viene in mente l’episodio di Scal..
Mi viene paura. Paura di cadere.
RALLENTO, ERRORE, ORRORE, CADOOO. Dalla stessa parte del male.
CAXXXXXXO DI NUOVO!!!.
E’ il colpo del ko. Ben assestato, fulmineo e definitivo.
Non sono più in grado di risalire sulla moto, ogni movimento è una nuova spada che si aggiunge a quelle già presenti  tra le costole in alto a sinistra.
BASTA.
Mi portano in camion dentro l’oasi e qualcuno raccatta la mia povera KTM ormai orfana.
La sfiga ha dato il meglio di se con quasi tutta se stessa ragion per cui ora è il turno di una qualche sorte di fortuna.
In primis sono a Ksar Ghilane, quindi ad uno sputo dal mondo abitato, magari non sarà un mondo svizzero ma sempre di mondo abitato si tratta.
Poi è in sosta proprio a Ksar la tappa di un rally tedesco. Sapete, no, come sono i tedeschi?
Hanno al seguito un’assistenza sanitaria da grido. Un mega carrello furgonato iper attrezzato con tanto di medico ed infermieri.
OCCASIONE!!

Un bestione in gara. Non sarebbe male vederlo all’opera!

 

Mi faccio fare una visita che ne ho proprio bisogno

 

 

Il medico deve essere un appassionato di questo genere di sport, lo capisco dalla sua premura e gentilezza. Avrà una quarantina di anni ed un volto simpatico.
Fa quello che un medico credo faccia in queste circostanze.
La sentenza.
Non gli sembra ci sia niente di rotto e/o liquidi strani in giro per il corpo.
Wow, che sollievo. A casa però sarà una storia un tantino diversa.
Delle micro iniezioni di Voltaren, ripetute la mattina dopo, poco prima della loro partenza, stendono un velo pietoso tra come mi sento e come sto realmente. In aggiunta mi devo prendere per tre giorni, due volte al giorno, delle pillole sempre a base di San Voltaren.
Bene.

La mattina dopo la nebbiolina creata dall’acqua calda della sorgente.
 


 


 

Facciamo campo a ksar.

Come sempre  non mancano gli scorci da fotografare.

Dobbiamo aggiornare la strategia.Mohammed mi porterà con il camion fino al cafè du Park (incrocio verso Timbaine) e li verrò prelevato da un pick-up che mi porterà fino a Douz assieme a Scal.Lufti violenterà la mia Ktm fino al bivio. Non so cosa mi faccia più male, voi che dite??

 8 GIORNO (verso Douz) VA COME AVEVAMO PENSATO

 Partiamo. Sono sul camion. Esattamente come pensato. E la moto non la vedo più, chissà cosa le succederà nelle mani di quel bruto!! Come posso avere dei ricordi di una simile situazione?? Ho resettato la memoria e basta. La mia fida me la ritrovo al bivio (lacrimuccia), come pensato. Il pick-up arriva e carichiamo tutto e partiamo alla volta di Douz, come pensato. Ci separiamo dagli amici che proseguono l’avventura, come pensato. Arriviamo a Douz e finalmente un letto e una doccia, come pensato.
Non stò bene di stomaco e neanche Scal. Questo almeno non l’avevamo pensato!

Prima di abbandonare del tutto Ksar facciamo una visita al fortino, ultimo avamposto a sud dell’impero romano. Proseguiamo sulla diretta verso il bivio che ci separerà dal gruppo.

Sembra facile ma arrivare in moto quassù non è uno scherzo! Bravo Paolo!! (io me la sono fatta in camion 4x4 sigh sigh)


Arrivati al cafè Park facciamo sosta in attesa del pick-up che mi preleverà per portarmi a Douz.

 

Sopra il tetto del camion troneggia Lufti, il gigante delle sabbie.




 

9 E 10 GIORNO -  QUALCUNO DOVRA’ PRENDERSI LA BRIGA DI RACCONTARCELI.

 A Douz nel frattempo io e Scal proseguiamo nelle nostre attività di sopravvivenza. A metà del decimo giorno arrivano i nostri, gasati e sporchi come meritano!!

Ore pigre in albergo. Penso ai miei compagni ancora alle prese con la sabbia…. Ma in fin dei conti sono contento di essere a riposo. Tira vento ma il tramonto è splendido. Chissà come passeranno la notte i nostri amici.
 

Ecco Ed in versione turistica nella piazza di Douz  prima di avventurarsi nei negozi pittoreschi.

 

Il tempo che segue fa parte del rientro in Italia e a suo modo è in qualche misura un’avventura pure esso. Ma non racconterò niente di quel tempo, in fondo sono cose che potete scoprire da soli tutti i giorni comodamente in Italia, a casa vostra.

EPILOGO  

Ecco, ho finito.

Ho fatto questo diario per fissare le mie impressioni e i fatti che più mi hanno colpito in questo viaggio. Non so se ci sono riuscito come vorrei ma questo è quello che sono riuscito a fare.
E’ stato una girovagare faticoso, non privo di sorprese e anche di strascichi sanitari ma in ogni caso, ancora una volta, non rinuncerei a nulla di quello che ho visto e vissuto.
Ho potuto fare la conoscenza di Stefanio e Dario, persone grandi nel cuore e nella mente, e consolidato, se mai ce ne fosse bisogno, l’amicizia coi soliti ignoti. Cosa volere di più?
A chi mi chiedesse perché lo faccio e molto probabilmente ancora farò, rispondo solo che nonostante tutto ho ancora bisogno di sognare e se  avete letto fin qui spero che questo diario vi abbia trasmesso un granello di interesse  verso quel mondo fantastico che è il deserto, nel bene e nel male.
Infine per i pochi curiosi informo che la diagnosi finale dopo una radiografia al mio ospedale  è stata di una costola rotta (5° sx) ed una incrinata (6° sx).
Io comunque continuo a credere di più al medico tedesco.
Un abbraccio ai miei grandi compagni di avventura , a tutti i “fangosi”  e al mitico popolo NET. 

PS: nel racconto potevo fare alcune considerazioni di natura “tecnica”, che so, sui mezzi, sulla logistica e altro ancora. Ma non ne ho avuto voglia e poi non credo sia di grande interesse. Questi aspetti in fondo sono solo il supporto fisico alle emozioni, le uniche che meritano lo sforzo di essere condivise.

                                                                                   THE END

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