Report medioriente marzo 2006


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19 novembre 2008



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Comincia tutto a metà gennaio con un messaggio del mio amico Davide Simbad che dice: “a marzo quelli di moto for peace vanno a Beirut….”  Ho capito in quell’esatto momento che avrei dovuto fare di tutto per non perdermi questa occasione.

Così è stato. Il 1 marzo alle 18 sono a Roma , stracarico di bagagli, sogni e voglia di vedere e conoscere. Il passaporto è pronto e vistato per la Siria, manca il visto Libanese ma di quello (qualcuno dice) non c’è da preoccuparsi…si farà in frontiera!

2 Marzo-Roma/Brindisi: La mia moto segna 66266 km  e tranne un cambio d’olio non ha subito particolari attenzioni per il viaggio, ma io non sono preoccupato per lei. Sò che ce la farà.Alle 10 dopo aver incontrato alcuni giornalisti (tra cui sky tg 24) si parte alla volta di Brindisi che raggiungiamo in orario per l’imbarco delle 17. Ad attendermi alcuni amici di Brindisi (Sbike e Sv con la piccola Alice) che contribuiscono alla causa regalandoci una trentina di panini che ci serviranno per la cena di stasera. La nave salpa, destinazione Patrasso.

 3 marzo- Patrasso/Atene: Tappa di trasferimento, con tanto di cambio di fuso orario, da Patrasso ad Atene….D’altronde stanotte in nave si è “ballato un bel po’”.

L’impatto è positivo, c’è il sole e si sta bene. Le strada che porta ad Atene è splendida e costeggia il mare in più punti, qualche lavoro in corso ci costringe a tenere d’occhio la strada in maniera più attenta e ad un tratto sento Dino che in cuffia radio esclama: ”sembra la Salerno/Reggio Calabria!” ed in effetti…. 

4 marzo- Atene: Con appuntamenti e incontri istituzionali. Visita dell’Acropoli (che ho già visitato almeno 3 volte) e giretto per la bella ma super inquinata Atene. Inizio a sentirmi spossato e stanco (a 3 soli giorni dalla partenza?) la moto invece sta alla grande!

 

5 marzo- Atene/Meteore:   Ora, io ero già stato alle meteore e mi ricordo che promisi a me stesso che sarei tornato in moto in quell’angolo di paradiso e…così è stato. Che bello pensare una cosa e dopo qualche tempo (senza nemmeno troppo impegno) vederla realizzata. Ma che mi sarà preso? Continuo a stare male, ho freddo e sono inappetente (incredibile)…I ragazzi hanno fatto la pasta ed io ne ho mangiato solo una forchettata…sarà l’influenza? Stanotte si dorme in campeggio nei pressi di Kalambaka (siamo in mezzo alle meteore…che spettacolo) 

6 marzo- Meteore/ Salonicco: Dopo una bella ingrassata alla catena e una controllata generale alla moto si parte destinazione Salonicco (nord della Grecia). Giornata grigia, giusto il tempo di vedere un negozio dal nome significativo e scopro che l’influenza era la causa di tutta la stanchezza e del freddo che sentivo. Il mio 38 di febbre fa intervenire anche Aldo (il medico della spedizione) che tassativamente mi vieta di guidare la moto. E’ così che Lorenzo guiderà la mia africa domani dalla Grecia alla Turchia.

7 marzo- Salonicco Istanbul: La febbre e l’influenza si fanno sentire ancora con tutti i sintomi possibili (che in viaggio sono ancora più fastidiosi). La partenza da Salonicco non promette per niente bene… 2°C e molto vento ma almeno non piove. Do le chiavi della moto a Lorenzo, mi faccio dare la chiavi della Subaru e siamo pronti a partire… Dopo pochi km però inizia a piovere e purtroppo non la smetterà più fino ad Istanbul. Verso pranzo siamo in dogana, pronti per espletare tutte le formalità e per pagare i 10 dollari del visto che permette l’accesso illimitato al paese per 3 mesi.
La frontiera è quella di KIPI e l’accoglienza è davvero buona. Nell’attesa ci offrono tè caldo e ci fanno stare in una stanza che è calda e asciutta, quello che ci vuole in una giornata di pioggia come questa.
Risolviamo tutto e ripartiamo (dopo aver registrato i mezzi sul passaporto)…purtroppo, come detto, non smetterà più di piovere fino ad Istanbul dove arriveremo soltanto alle 23.
Le strade (almeno in questo tratto) sono davvero pessime e lo stile di guida è degno della mia Napoli.

8 marzo- Istanbul: Freddo, freddo, freddo….di prendere la moto(con la mia febbre che persiste) nemmeno l’idea. Prendiamo quindi un pulmino e iniziamo un giro turistico della città partendo dal TOPKAPI. Ne avevo sempre sentito parlare ed in effetti visitarlo vale davvero a pena, forse si può addirittura dire di non essere stati ad Istanbul se non si è visto questo posto incantevole. Il freddo è pungente e anche dalle foto si capisce! Il giro continua alla moschea che, almeno a me, regala sempre grandi emozioni. La bellezza è unica anche se io continuo a pensare che forse bisogna visitare la Turchia a luglio e non con la neve a marzo J
La visita prevede una sosta al museo (ex chiesa ed ex moschea) di S. Sofia e poi ad alcune cisterne romane stupende.
Un grazie speciale alla polizia Turca così gentile ed ospitale, in particolare ai loro motociclisti su fiammanti bmw Gs 1200!
A cena non voglio mangiare niente e Aldo (il medico) un po’ si preoccupa per me…Mi prescrive degli antibiotici che mi aiuteranno a stare meglio.

9 marzo- Istanbul/Ankara: Prima di partire per questo viaggio Silvia (moglie di Ermanno e grande viaggiatrice) mi aveva detto: “vedrai che sull’altopiano anatolico troveremo la neve…” Io un po’ per scaramanzia un po’ per napoletanità non ci ho mai voluto credere fino a quando non abbiamo attraversato il ponte che collega l’Europa all’Asia con delle grandi fiocchettate di neve a darci il benvenuto nel nuovo continente…
La temperatura è arrivata a meno 10° e quando eravamo lassù  ho sofferto davvero tanto il freddo e ad un certo punto ho avuto la sensazione che le mie dita non fossero più dove la natura le aveva messe…è così che tra scaldini chimici e massaggi per far circolare il sangue sono riuscito a ripartire.Mammamia che freddo!!!!!Brrrr.Molte moto al rifornimento hanno avuto il “classico” problema delle chiavi congelate nel blocchetto di sterzo…E’ bastata una goccia di anticongelante et voilà, tutto risolto. La neve continua a cadere e ho mille difficoltà per riuscire a vedere la strada. Tra la visiera appannata e neve “incollata” al casco non si vede niente!
 

10 marzo- Ankara:   Sono troppo felice perché oggi mi sento meglio e perché fuori c’è il sole…..Peccato che la temperatura sia sempre di      -2°C e che per il freddo si siano gelati i gommini del pl laterale. Passiamo il giorno a visitare la capitale e i suoi monumenti. Il primo e più importante è sicuramente quello di Ataturk “il padre della Turchia”. Tra le foto degli ospiti c’è anche quella di Ciampi che è stato qui non più tardi di qualche mese fa.
Facciamo un giro della città che all’inizio mi sembrava grigia e vuota ma che in realtà si rivela essere colorata e piena di giovani.
Resto colpito positivamente e ce ne torniamo in albergo pensando che comunque siamo ad Ankara e ci siamo arrivati con le nostre mitiche moto.

11 marzo- Ankara/Konya/Mersin:  Siamo 14 persone, 9 moto 1 furgone e una macchina di supporto e con già 2000 km senza un problema….Era sicuro che qualcosa succedesse. Oggi è successo. Per fortuna niente di grave, solo la rottura del radiatore della Caponord di Roberto che però viene subito riparata con un po’ di “Turafall” (liquido magico che occlude i piccoli fori nel radiatore). Si riparte dando sempre un occhio al livello dell’acqua del radiatore di Roberto e a metà strada si fa sosta a Konya dove riusciamo a parcheggiare solo sul marciapiede.
L’arrivo a Mersin mi mette di buon umore visto che siamo a due passi dal mare e il clima è molto più gradevole di quello incontrato i giorni scorsi. Festeggiamo con una birra e ascoltiamo tutta la sera canzoni turche intonate da un simpaticissimo personaggio.

12 Marzo- Mersin/Aleppo:  Non stò più nella pelle….è da una settimana che viaggiamo in Turchia e non vedevo l’ora di entrare in Siria. Ogni km in più è un km che ci avvicina alla frontiera Siriana. L’aspetto della Turchia è molto cambiato da quando eravamo ad Istanbul, qui è tutto diverso. L’atmosfera è molto diversa e forse la vicinanza con gli arabi influenza questa parte a sud della Turchia. Ci siamo, scortati da una vecchissima renault della polizia (che si vede anche nello sfondo della foto qui a fianco) arriviamo in frontiera.
Siamo convinti, avendo già i visti, di passare in un tempo ragionavole. In realtà non è così! L’uscita dalla Turchia risulta piuttosto facile (anche perché da queste parti non si vedono spesso 9 moto di una spedizione Italiana). Il problema sorge in Siria. Arriviamo verso le 12 e tra una pratica e l’altra (tra cui un carissimo carnet de passage) si fanno le 18 ed ormai è buio. Dino (il capospedizione) è, giustamente, incazzatissimo per il tempo perso e per il subdolo tentativo di un funzionario di dogana di ricevere una “mazzetta”. Va detto che è prassi comune da queste parti ungere un po’, anche se in effetti non è bello pagare tutto e vedersi richiedere altri soldi (soprattutto quando si ha tutto in regola).

 

Nonostante tutto siamo in Siria!

Con il buio ci incamminiamo verso Aleppo dove al nostro arrivo ci aspetta una calorosissima piccola folla di persone che stazionano davanti al nostro albergo letteralmente estasiati dalle nostre moto. Più tardi scopriremo che tutta l’attenzione a noi destinata è solo “merito” del fatto che in Siria non esistono moto di grossa cilindrata. C’è talmente tanta gente vicino alle moto che deve intervenire la polizia e far allontanare tutti.
Scarichiamo i bagagli nell’hotel dove alloggiamo (che è al centro della città nuova) e dopo una cena (ottima) io, Marco e Cristian ce ne andiamo nell’Hammam più bello della Siria il Yalbougha an-nasry nei pressi della cittadella.
Il bagno turco è di sicuro una esperienza che va fatta (almeno una volta nella vita). Contrattiamo nel prezzo del bagno turco anche una corsa in Taxi fino al nostro hotel (dove la polizia ha messo una pattuglia a controllo dei nostri mezzi) verso mezzanotte e mezza siamo già a nanna.

 

13 marzo- Aleppo/ Beirut:  La mattinata inizia con la constatazione che c’è ancora tantissima gente ad “ammirare” le moto e la jeep parcheggiate di fronte all’hotel. (nella foto alcuni di noi con i poliziotti siriani davanti alla scritta che ricorda a tutti che Aleppo è la “capitale della cultura islamica”)
La giornata continu
a con gli incontri istituzionali, nell’ufficio di fronte alla cittadella incontriamo il Governatore e del Capo della Polizia. Per la prima volta mi ritrovo a tradurre per un incontro ufficiale dall’italiano all’inglese. Lo stesso fa il loro responsabile dall’inglese all’arabo. La conversazione prosegue fino al momento dello scambio dei doni che (come al solito) è molto bello. Finito l’incontro si và a visitare la cittadella  un posto incantevole dal quale si vede tutta Aleppo.

 
Si riparte in direzione Libano. La strada scorre veloce e sono talmente felice che canto a squarciagola sotto il casco… La benzina costa pochissimo e cerchiamo di fare il pieno (anche delle taniche) prima di lasciare il paese. La qualità della benzina è discutibile ma la mia africa twin beve tutto senza problemi. Sosta benzina, pipì (nei pulitissimi bagni mediorientali), consultazione carta geografica (di Ermanno) e via. In cuffia radio sento:”preparate i passaporti…ci siamo manca poco alla frontiera!”. Arriviamo e “per magia” riusciamo ad uscire dalla Siria in pochissimo tempo (dopo aver passato ore all’ingresso). Eccoci in Libano. Qui ci aspettano (sanno della nostra missione) e ci agevolano in tutto, controlli rapidi, cordialità e soprattutto niente carnet de passage! Un ottimo modo di darci il “welcome” in Libano.
Capiamo subito che le ferite della guerra civile sono ancora aperte quando incontriamo molti soldati e innumerevoli posti di blocco sulla strada. L’asfalto è in pessime condizioni e a volte i militari che ci accompagnano ci fanno segni strani per indicarci delle voragini al centro della strada (subito vengono ribattezzati segni del trikkeballakke)
J

Percorriamo un lungomare e sogno pensando al fatto che siamo quasi arrivati a Beirut, bellissimo! La strada è ancora lunga e si fa sera prima di arrivare a Beirut ma fortunatamente la strada è davvero ottima e mi accorgo che la mia africa “festeggia” i suoi primi xx.000 km. Arriviamo alla caserma che ci ospiterà che è alle porte di Beirut, ci buttiamo nelle camerate e stanchissimi dopo cena ci buttiamo a letto.

 

14 marzo –Beirut:

Oggi cominciamo ufficialmente gli incontri istituzionali per la consegna del materiale che moto for peace ha preparato per i profughi dei campi di Sabra e Chatila. Andiamo a Ghobeiri (comune vicinissimo a Beirut, sede dei campi) e conosciamo il sindaco che con un filmato ci mostra i risultati ottenuti nella sua circoscrizione in quanto a scuole, infrastrutture e aree verdi.

In tarda mattinata ci muoviamo per un giretto nel centro di Beirut e sul bellissimo lungomare conosciuto con il nome di Corniche e non siamo mai soli grazie alla scorta dei militari Libanesi armati fino ai denti. Io sono impaziente perché stasera cenerò per la prima volta con l’ambasciatore…E’ un momento importante per noi.

Non ho mai conosciuto un ambasciatore, figurarsi se ci sono mai andato a cena!  Tiriamo fuori le cose più eleganti che abbiamo in valigia (ben poco, per me camicia  e jeans) e ci dirigiamo alla residenza dell’eminenza.

L’ambasciatore dott. Franco Mistretta ci accoglie nella sua residenza (una villa fantastica di proprietà dello stato Italiano) e subito noto le foto dell’eminenza con il Papa, con il presidente della Repubblica e con Madre Teresa di Calcutta…Stasera sarà una cena interessante penso tra me e me.

La felicità si trasforma in estasi quando ci sediamo a tavola e iniziamo a mangiare Italiano(cosa che non facevamo da giorni). Tutto squisito.

 15 marzo –Beirut:

Oggi incontri istituzionali che io non sono bravo a descrivere per cui…. (tratto dal sito di moto for peace) “L’incontro istituzionale più importante è per oggi.
Nella palazzina comando delle Forze di Polizia al centro di Beirut ci attende il Comandante Generale.
Nel cortile si sono schierati i motociclisti in uniforme, con le loro H.D., che ci danno il benvenuto.
Saliamo nella sala conferenze e seduti al tavolo abbiamo tutti i responsabili della si
curezza del Paese.
Anche il nostro Ambasciatore ha voluto onorarci della sua presenza.
Parole di vivo apprezzamento vengono pronunciate dal Comandante per la nostra missione. Nelle suo discorso viene fuori tutta la voglia che il Paese ha di rinascere, di rifiorire.
Non posso fare altro che ringraziare per tutto quello che ci hanno messo a disposizione affinché il nostro soggiorno trascorra tranquillo e sicuro e gli doniamo la nostra preziosa scultura

 

16 marzo- Beirut direzione sud Libano confine con Israele:

Stamane dopo 2 giorni di incontri istituzionali e pioggia torrenziale riprendiamo la moto con il sole e ci accingiamo a percorrere un centinaio di km a sud direzione Naqoura dove c’è un contingente italiano che opera sotto l’elgida dell’onu dal 1978.

I km in direzione sud scorrono veloci il primo tratto (autostradale) poi diventa quasi un calvario tra posti di blocco, blindati e buche che ci mettono in uno stato di forte attenzione mentre guidiamo.

Questo è quello che scrive Dino nel diario di bordo di moto for peace descrivendo la scorta e la strada: “La scorta è imponente: 3 motociclisti aprono il corteo con due fuoristrada di punta, altra vettura in coda con ancora 3 motociclisti a chiudere. Copriamo in brevissimo tempo il tratto di autostrada fino a Sidone. Passiamo su una strada secondaria, ed è qui che invece si intensifica la circolazione, causa le file interminabili di auto ai numerosi posti di controllo. Filo spinato, sacchi di sabbia, barriere in cemento, trincee sono la norma.”

Arriviamo alla base e per i militari Italiani è una festa. Ci invitano al bar della base dove hanno preparato un piccolo aperitivo e ci portano nella sala riunioni dove ci illustrano le attività che svolgono (moltissime di vitale importanza per la popolazione).

Nel piazzale non resistiamo alla tentazione di scattare delle foto alle nostre moto vicino ai “loro” elicotteri.

 

17 marzo Sabra e Chatila:

Visitiamo quello che è possibile vedere dei campi profughi. E’ una cosa straziante e il racconto di quelli che si sono addentrati è ancora peggiore. Giriamo e rigiriamo non solo a Ghobeiri  ma riusciamo anche a starcene per un po’ nella capitale per fare un po’ di “shopping” e riuscire ad acquistare degli splendidi manufatti Libanesi.

 

18 marzo Libano/Siria/Turchia:

In una sola giornata 3 frontiere e 670 km. Ai mototuristi potranno sembrare pochi. Forse lo sono per gli standard e le strade europee, ma non per il medioriente.

Le file in dogana sono interminabili. I carnet de passage indispensabili. Le targhe delle moto vengono scritte a penna sui passaporti che vengono vistati dopo una lunga fila e solo dopo aver atteso con molta pazienza il nostro turno.

Le attese sono snervanti e pare sempre che manchi qualcosa (forse basterebbe qualche moneta per velocizzare il tutto ma evitiamo questi comportamenti).

Le strade sono incredibili ed il modo di guidare mi ricorda molto Napoli.

Per poco un camion (che aveva completamente invaso la nostra corsia) non ci buttava sotto!

In Libano, Siria e Turchia vi consiglio di tenere sempre 100 occhi aperti su strada perché è facile che qualcuno faccia una inversione ad “u” o semplicemente si fermi in mezzo alla strada!

Il sud della Turchia (dopo oltre 12 ore di viaggio) ci pare un miraggio e la sua spartana eleganza ce la fa apparire come il posto più bello della terra.

Il tempo di mangiare pane, miele, formaggio e una sorta di prosciutto e sono già sotto le coperte.

 

19 marzo direzione Antalya:

Oggi la speranza è quella di fare una passeggiata. La tappa si prevede facile, breve e senza impegni.

Sulla carta 450 km e nessun confine, dogana o montagna da attraversare. Ce la possiamo fare. Il nostro entusiasmo viene frenato da un poliziotto locale che ci dice che occorreranno più di dieci ore ad arrivare.
Io non lo prendo sul serio e parto insieme a tutti i miei compagni.

La temperatura è gradevole. C’è il sole. Siamo vicini al mare e quasi di fronte le coste di Cipro.

Tutto è perfetto fino a quando non ci imbattiamo, 100 km dopo, nella pioggia, nelle curve e nelle strade (non proprio europee).

Dino tramite radio ci dice che gli ricorda la costiera amalfitana ed io nel sottocasco sorrido pensando alle mozzarelle e alle sfogliatelle lontane migliaia di km….Altro che costiera amalfitana!

Ci fermiamo per una sosta pranzo, benzina e pipì (forse tra le più lunghe del viaggio….) e comprando del pane con pochi centesimi apriamo l’ennesima scatoletta di tonno portata dall’Italia.

300 km circa e saremo in hotel.

 

20 marzo Pamukkale:

Un sogno. Un posto incantato che a detta di chi c’è stato anni fa era ancora più bello.

Non era nei piani di andarci ma onestamente non potevamo non approfittare della bellezza del posto e delle sue acque termali (col freddo che avevamo preso!).

La sera MEGACENA tutti insieme e ne approfittiamo per brindare e rilassarci pensando al fatto che, anche se siamo ancora in Turchia, il grosso è fatto!

 

21 marzo Turchia/Grecia:

Partiamo da Cesme, dove la sera prima eravamo arrivati, in direzione porto. Oggi due traghetti ci aspettano. Quello da Cesme  a Chios e quello da Chios al Pireo (il porto di Atene).

La prima è una traversata breve, di circa un’ora. Arrivati in terra Greca ci disinfettano tutte le ruote delle moto e del furgone. Una prevenzione sanitaria per l’Aviaria. Ci ispezionano i bagagli manco fossimo terroristi e finalmente ci lasciano mettere piede in Europa.

Il traghetto che ci porterà al Pireo pare una bagnarola ma la stanchezza del viaggio è troppa per mettersi lì a pensare troppo. Datemi un sacco a pelo e dei tappi per le orecchie, sono a pezzi!

 

 

22 marzo Grecia/Italia:

Il nostro ultimo giorno di viaggio all’estero è uno spasso. Siamo rilassati, riposati e ormai guidare in Europa ci pare un gioco da ragazzi.

Io e Daniele ci allunghiamo al porto di Patrasso per recuperare i biglietti e comprare un po’ di birre (circa venti!) e un po’ di roba da mangiare nella traversata Grecia Italia.

Imbarchiamo, leghiamo le moto e dopo una doverosa doccia ci vediamo tutti in sala relax per scambiarci opinioni e impressioni sui chilometri e le esperienze appena vissute.

 

23 marzo ITALIA:

Arriviamo a Brindisi con la consapevolezza che sarà ancora una giornata lunga. Circa 500 km ci attendono in direzione Roma. Arrivano notizie non positive sulle condizioni meteo capitoline. Ma non è un problema per noi. Tute antiacqua ed equipaggiamenti vari ci sono tutti.

Sosta pranzo a Cassino dove insieme a Cristian, Marco e gli altri credo di aver mangiato almeno un chilo di pasta!

Ottimo il cibo e il vino (anche se non possiamo assolutamente approfittarne, dobbiamo ancora guidare. La conferenza stampa e i nostri amici/sostenitori ci aspettano.

Arriviamo a Roma girando in sella alle stesse moto che solo una settimana prima viaggiavano per le strade di Beirut. E’ una sensazione impagabile.

8.000 km circa in 20 giorni. Mille persone incontrate e avversità meteorologiche di ogni tipo.

All’arrivo scarichiamo il furgone, trovo il mio amico Pilotino che viene a salutarmi. Lui paga da bere a tutti gli eroi della missione in medioriente però rimedia filtri aria e olio nuovi per la sua Aprilia Caponord.

Una esperienza che non dimenticherò mai, in sella alla più fedele delle amiche.

La mia africa twin.

 

Decibell

 

 

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