Il
punto di equilibrio, la sottile linea che divide l'incertezza dal piacere o
quello stato fisico o mentale che implica la svolta, il nuotatore che tocca
il bordo della vasca per girare .....
La testa sotto l'acqua, la mente vuota....il mio punto di equilibrio ......mi
guardo in giro, rumori lontani
ed ovattati. Li vicino, un camion ed alcune moto, un parlare sopratono in
francese ....un altro gruppo di viaggiatori viaggianti....pochi alberi
polverosi, una costruzione bianca e bassa, sabbia....due gambe di ragazza
irreali con un paio di pantaloncini Kaki, lo sguardo
completa il giro, c'è Lorenzo con la macchina fotografica con mi riprende
mentre sto con la testa sotto l'acqua della fontana, innondato .....quasi un
battesimo. I miei passi pesanti, per gli stivali e per la stanchezza fino al
tavolo, eccoli li i miei compagni di avventura .... una coca ....l'ombra, il
parlottare sereno, segno del completamento di una fatica .... le parole di
quelli che ci sono arrivati, Bordj El Kadra:
può essere questo il mio punto di equilibrio??
IL FUOCO
Nel
deserto c'è un senso del fuoco molto particolare, la
consapevolezza di doverlo avere a tutti i costi, condiziona
le soste ed i campi, arbusti e piccoli alberi secchi non
sono ovunque, e un'occasione persa di fare legna o di fare
campo vicino alla legna può essere pagata con freddo e
disagio.
Il
fuoco ha un senso di compiuto, il senso della certezza.
Quando il fuoco è acceso, si percepisce la fine della
giornata, l'inizio del tempo delle parole, il lento
traghettare dalla fatica al sonno. I nostri compagni di
viaggio, la nostra guida, il cuoco ...in tutto 4 tunisini
che si muovono nel deserto come noi sull'adriatica. Loro si
siedono tutti intorno al fuoco e cominciano a parlare con la
loro lingua a noi inusuale, suoni di gola e di palato, che
sembrano la colonna sonora di un film; un ritmo in armonia
con le stelle la sabbia ed il fuoco: parlano, molto più di
noi viaggiatori,
una cantilena sommessa ed incessante fino al silenzio della
notte.
Il
fuoco, quello che ho acceso la sera del primo giorno: persi
nel deserto tra Il cafè du desert e Ksar Ghilane, senza
benzina e vestiti leggeri.
Avevamo sopravvalutato le nostre capacità, forse, ma
sicuramente ci siamo fidati di tracce GPS che invece di
farci passare per la pista consueta ci aveva lanciati in una
direttissima dentro dune basse e maligne. Li su quelle dune
dopo 4 o 5 ore avevo esaurito la benzina e tutte le forze,
ma il fuoco, quello lo dovevo accendere assolutamante: la
notte non sarebbe stata certo piacevole, con la maglietta
traforata a dieci gradi di temperatura.
Cosi faccio legna, appellandomi alle ormai inesistenti
energie e accendo il fuoco, Pablito dorme e Dario parla, io
sono preoccupato, ma intanto faccio legna e alimento il
fuoco, Biros e Nello sono andati avanti a cercare fortuna,
anche se il GPS dice Ksar Ghilane 30 Km.
L'intraprendenza
dei 2 esploratori, sarà la nostra fortuna, solo dopo 3 Km
ritrovano Il cafè grand Erg, il Pik up di Mohamed e la
certezza di arrivare, di notte a Ksar Ghilane. Così il fuoco
che avevo acceso piano piano si spegne .... ma sotto le
coperte del campeggio di Ksar Ghilane il suo ricordo ancora
mi accompagna: saremmo riusciti a mantenerlo acceso per
tutta la notte vincendo il sonno e cercando la legna sempre
più lontano da noi??
VERSO BORDJ EL KADRA
L'avvicinamento
al deserto per il profondo sud dura 2 giorni, dopo Ksar Ghilane, due giorni
di sofferenza, ho l'acido lattico anche nei lobi delle orecchie, a causa
delle fatiche
della prima terribile giornata, ma dopo 2 giorni l'attacco al deserto per il
sud mi vede abbastanza in forma. Si parte da El Borma dentro il deserto,
quello vero, fatto di grandi dune e grandi catini di sabbia. Ognuno con la
sua capacità ci muoviamo in questo oceano semisolido. I Pik Up si insabbiano
spesso, Mohamed ci conduce con una abilità alla guida disarmante, anche se
per paura di sconfinare in Algeria si allontana dal percorso
più logico e pianeggiante, portandoci a scalare e discendere grandi cordoni
di dune. Li mi misuro con
il mio solito punto di equilibrio, quello tra il timore ed il divertimento,
ho il ricordo vivissimo della prima discesa quasi verticale da una duna di
una quindicina di metri, lo sguardo intorno, per vedere se ci poteva essere
una scelta diversa, qualunque ipotesi che allontanasse da me l'obbligo di
affidarmi a quell'onda al contrario....nulla! Di li si doveva andare .....mi
sembrava impossibile, eppure nei due giorni successivi verso Bordj el Kadra,
ne avremmo salite e discese decine e decine.
SI CADE.
Si cade, ci si insabbia, alla fine del primo giorno, una
leggera distrazione e un dislivello di 1 metro mi manda per
terra con una spalla dolorante. Pomata e riposo sistemano
tutto. Insabbiarsi significa faticare per liberare la moto,
ma già il secondo giorno, riesco a tirarmi fuori da solo. Le
grandi dune ci avvolgono, l'occhio vede i compagni di
viaggio disseminati fin dove si può vedere, questi 2 giorni
saranno il culmine della goduria: finalmente il fisico si è
abituato e la
fatica si mescola con il piacere ed il divertimento. Si
cade, quello che cade di meno è Biros, ma basta una volta
.... un attimo di disattenzione e la sabbia afferra la sua
ruota davanti, da li in poi Lorenzo pagherà un lungo tributo
di dolore per completare il giro.
COME UN SANTO
Doutz, a Fine ottobre, comincia la stagione dei viaggi, da qui a fine aprile
il turismo porterà euro e benessere. Eppure mi meraviglia, quello strano
senso del valore che questo popolo trasmette. Comprare qualcosa non è un
semplice esercizio di dare avere, ovunque anche dopo che hai comprato e te
ne stai per andare cercano di parlare, di capire di prolungare l'attimo,
italiani: allora non ti mollano, ti portano vicino al muro dove c'è una foto
di Meoni firmata autografa, ti dicono che loro
lo conoscevano di persona, ti parlano di una cena, che hanno conosciuto il
figlio....qualcuno è perfino stato a casa sua in Toscana. La foto di Meoni
qui ha il valore di quella di Papa G.P. II o di Padre Pio, ognuno ha una
storia e te la vuole raccontare.
E DOPO??
Sono
con la testa sotto l'acqua, ho raggiunto il mio punto di equilibrio, la
fontana di Bordj el Kadra le facce soddisfatte dei compagni di avventura, la
coca cola ed il chiasso dei francesi che mangiano: dobbiamo tornare!
L'attimo di equilibrio è durato fin troppo poco.
Al pane cotto sotto la sabbia.
Alla sottile scia di polvere sollevata dalle ruote dei miei compagni.
Alla fatica
All'Acqua
Ai datteri dolci
Alla gioia di ritrovarsi
A quella francesina con i pantaloni corti
Alla mia motina
Ai gatti magri del deserto
Alle lucine sulle teste nel capo
Al lago caldo di Ksar Ghilane
Alle terre senza confine
Alla condivisione
Alle carregge maledette
Al mangiare intorno al fuoco
Al mio punto di equilibrio
Alla mia donna
A quel gruppo di compagni e alle mille parole scritte dalla sabbia sollevata
e condivisa.