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19 novembre 2008



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 By Scal...


IL PUNTO DI EQUILIBRIO


Il punto di equilibrio, la sottile linea che divide l'incertezza dal piacere o quello stato fisico o mentale che implica la svolta, il nuotatore che tocca il bordo della vasca per girare .....


La testa sotto l'acqua, la mente vuota....il mio punto di equilibrio ......mi guardo in giro, rumori lontani ed ovattati. Li vicino, un camion ed alcune moto, un parlare sopratono in francese ....un altro gruppo di viaggiatori viaggianti....pochi alberi polverosi, una costruzione bianca e bassa, sabbia....due gambe di ragazza irreali con un paio di pantaloncini Kaki, lo sguardo completa il giro, c'è Lorenzo con la macchina fotografica con mi riprende mentre sto con la testa sotto l'acqua della fontana, innondato .....quasi un battesimo. I miei passi pesanti, per gli stivali e per la stanchezza fino al tavolo, eccoli li i miei compagni di avventura .... una coca ....l'ombra, il parlottare sereno, segno del completamento di una fatica .... le parole di quelli che ci sono arrivati, Bordj El Kadra:
può essere questo il mio punto di equilibrio??


IL FUOCO


Nel deserto c'è un senso del fuoco molto particolare, la consapevolezza di doverlo avere a tutti i costi, condiziona le soste ed i campi, arbusti e piccoli alberi secchi non sono ovunque, e un'occasione persa di fare legna o di fare campo vicino alla legna può essere pagata con freddo e disagio.


Il fuoco ha un senso di compiuto, il senso della certezza. Quando il fuoco è acceso, si percepisce la fine della giornata, l'inizio del tempo delle parole, il lento traghettare dalla fatica al sonno. I nostri compagni di viaggio, la nostra guida, il cuoco ...in tutto 4 tunisini che si muovono nel deserto come noi sull'adriatica. Loro si siedono tutti intorno al fuoco e cominciano a parlare con la loro lingua a noi inusuale, suoni di gola e di palato, che sembrano la colonna sonora di un film; un ritmo in armonia con le stelle la sabbia ed il fuoco: parlano, molto più di noi viaggiatori, una cantilena sommessa ed incessante fino al silenzio della notte.


Il fuoco, quello che ho acceso la sera del primo giorno: persi nel deserto tra Il cafè du desert e Ksar Ghilane, senza benzina e vestiti leggeri.
Avevamo sopravvalutato le nostre capacità, forse, ma sicuramente ci siamo fidati di tracce GPS che invece di farci passare per la pista consueta ci aveva lanciati in una direttissima dentro dune basse e maligne. Li su quelle dune dopo 4 o 5 ore avevo esaurito la benzina e tutte le forze, ma il fuoco, quello lo dovevo accendere assolutamante: la notte non sarebbe stata certo piacevole, con la maglietta traforata a dieci gradi di temperatura. Cosi faccio legna, appellandomi alle ormai inesistenti energie e accendo il fuoco, Pablito dorme e Dario parla, io sono preoccupato, ma intanto faccio legna e alimento il fuoco, Biros e Nello sono andati avanti a cercare fortuna, anche se il GPS dice Ksar Ghilane 30 Km.
L'intraprendenza dei 2 esploratori, sarà la nostra fortuna, solo dopo 3 Km ritrovano Il cafè grand Erg, il Pik up di Mohamed e la certezza di arrivare, di notte a Ksar Ghilane. Così il fuoco che avevo acceso piano piano si spegne .... ma sotto le coperte del campeggio di Ksar Ghilane il suo ricordo ancora mi accompagna: saremmo riusciti a mantenerlo acceso per tutta la notte vincendo il sonno e cercando la legna sempre più lontano da noi??


VERSO BORDJ EL KADRA


L'avvicinamento al deserto per il profondo sud dura 2 giorni, dopo Ksar Ghilane, due giorni di sofferenza, ho l'acido lattico anche nei lobi delle orecchie, a causa delle fatiche della prima terribile giornata, ma dopo 2 giorni l'attacco al deserto per il sud mi vede abbastanza in forma. Si parte da El Borma dentro il deserto, quello vero, fatto di grandi dune e grandi catini di sabbia. Ognuno con la sua capacità ci muoviamo in questo oceano semisolido. I Pik Up si insabbiano spesso, Mohamed ci conduce con una abilità alla guida disarmante, anche se per paura di sconfinare in Algeria si allontana dal percorso più logico e pianeggiante, portandoci a scalare e discendere grandi cordoni di dune. Li mi misuro con il mio solito punto di equilibrio, quello tra il timore ed il divertimento, ho il ricordo vivissimo della prima discesa quasi verticale da una duna di una quindicina di metri, lo sguardo intorno, per vedere se ci poteva essere una scelta diversa, qualunque ipotesi che allontanasse da me l'obbligo di affidarmi a quell'onda al contrario....nulla! Di li si doveva andare .....mi sembrava impossibile, eppure nei due giorni successivi verso Bordj el Kadra, ne avremmo salite e discese decine e decine.


SI CADE.


Si cade, ci si insabbia, alla fine del primo giorno, una leggera distrazione e un dislivello di 1 metro mi manda per terra con una spalla dolorante. Pomata e riposo sistemano tutto. Insabbiarsi significa faticare per liberare la moto, ma già il secondo giorno, riesco a tirarmi fuori da solo. Le grandi dune ci avvolgono, l'occhio vede i compagni di viaggio disseminati fin dove si può vedere, questi 2 giorni saranno il culmine della goduria: finalmente il fisico si è abituato e la fatica si mescola con il piacere ed il divertimento. Si cade, quello che cade di meno è Biros, ma basta una volta .... un attimo di disattenzione e la sabbia afferra la sua ruota davanti, da li in poi Lorenzo pagherà un lungo tributo di dolore per completare il giro.


COME UN SANTO


Doutz, a Fine ottobre, comincia la stagione dei viaggi, da qui a fine aprile il turismo porterà euro e benessere. Eppure mi meraviglia, quello strano senso del valore che questo popolo trasmette. Comprare qualcosa non è un semplice esercizio di dare avere, ovunque anche dopo che hai comprato e te ne stai per andare cercano di parlare, di capire di prolungare l'attimo, italiani: allora non ti mollano, ti portano vicino al muro dove c'è una foto di Meoni firmata autografa, ti dicono che loro lo conoscevano di persona, ti parlano di una cena, che hanno conosciuto il figlio....qualcuno è perfino stato a casa sua in Toscana. La foto di Meoni qui ha il valore di quella di Papa G.P. II o di Padre Pio, ognuno ha una storia e te la vuole raccontare.



E DOPO??



Sono con la testa sotto l'acqua, ho raggiunto il mio punto di equilibrio, la fontana di Bordj el Kadra le facce soddisfatte dei compagni di avventura, la coca cola ed il chiasso dei francesi che mangiano: dobbiamo tornare! L'attimo di equilibrio è durato fin troppo poco.


Al pane cotto sotto la sabbia.


Alla sottile scia di polvere sollevata dalle ruote dei miei compagni.


Alla fatica


All'Acqua


Ai datteri dolci


Alla gioia di ritrovarsi


A quella francesina con i pantaloni corti


Alla mia motina


Ai gatti magri del deserto


Alle lucine sulle teste nel capo


Al lago caldo di Ksar Ghilane


Alle terre senza confine


Alla condivisione


Alle carregge maledette


Al mangiare intorno al fuoco


Al mio punto di equilibrio


Alla mia donna


A quel gruppo di compagni e alle mille parole scritte dalla sabbia sollevata e condivisa.


A casa.
 

 

 

 

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