IL RADUNO ALPINO! Scritto in maiuscolo non per errore ma perchè lo merita! Si tratta si un aggregazione di rari ma certificati motociclisti che amano viaggiare in moto. Non c’è spazio per altro. A cominciare dal luogo e dalle modalità di svolgimento. Il tutto si sviluppa a Bardonecchia, dove le montagne e gli sterrati non mancano affatto. Il luogo è a dir poco affascinante, una conca in alta montagna verso cima Sommeillier zona rifugio Scarfiotti. Circa 2.200 metri nel bel mezzo del nulla più assoluto(foto sopra e a sinistra). Da Bardonecchia difatti parte una strada di 15Km, di cui gran parte sterrati (fattibilissimi), che porta a questa conca. E’ obbligo portarsi tenda, fornellino ecc.. per farsi da mangiare. Per l’acqua e per lavarsi c’è il solito e funzionale torrente gelido di montagna che funziona sempre alla perfezione. Prepararsi a convivere con il tempo d’alta montagna che può cambiare rapidamente (quest’anno nevicava vedi residui nella foto a sinistra) e a convivere con gli animali del posto vista la vicinanza a una fornita malga. I partecipanti sono praticamente tutti di derivazione enduristica, dal monocilindrico alla super endurona quale GS e compagnia, di ogni età e dai chilometraggi degni di rispetto! Praticamente quasi impossibile vedere una stradale o una moto che non abbia viaggiato un po’ e soprattutto una marea di stranieri!!! (a destra una panoramica del parco moto presente).


Il tempo passa alla svelta, anche perchè non trovando un accoglienza all inclusive bisogna darsi da fare in tutto e per tutto. Farsi da mangiare, salvare il salvabile dal maltempo, convincere rane e rospi che in tenda non c’è più posto! E ovviamente di rigore la legna per il falò serale…

Come già detto il tempo quest’anno è stato pessimo e cosi l’weekend è sempre stato umido, con qualche squarcio di sereno ma che aveva ben poco di duraturo. Suggerita in questi casi una buona tenda resistente all’acqua e con abside da adibire a cucina.


La tradizione vuole che dalla conca dove c’è il campo base la domenica si affronti l’irto sterrato che porta a cima Sommeillier a quota 2991 mt in vetta alla montagna dove sarà possibile ottenere la tanto sognata medaglia di partecipazione. Presi dall’eccitazione e da un Giampa che fermo non sta mai decidiamo di partire alla risalita sabato pomeriggio sotto la pioggia. Bene, se siamo qui non ci resta che salire! Scaricato a dovere Varadero e Transalp si parte verso la vetta! Già fare uno sterrato col Varadero richiede un certo impegno, se aggiungiamo che tanto scorrevole non è e che la pioggia ha reso il fondo veramente fangoso la cosa diventa assai ardua. circa 11Km di stretti e ripidi tornanti ci dividono dalla meta (foto a lato).


Con la dovuta calma e sudando l’impossibile seguo Giampa che come sempre si spara a canna su per lo sterro come se niente fosse… A metà percorso di fronte a noi si apre uno scenario fantastico… Un piano con lo sterrato che corre dritto verso le cime innevate dove l’ultimo gruppo di tornanti ci porterà in cima.


Le cose si mettono però sul difficile, da prima il freddo diventa pungente… la strada più bianca e ci ritroviamo nel bel mezzo di una nevicata con la strada che diventa praticamente impraticabile. Solo 50 metri ci dividono dalla cima ma non c’è verso di andare avanti in moto.


Bruttissima sensazione il non poter proseguire.


Forse con un mezzo più enduristico la cosa era fattibile ma la mammuttona non ne vuole sapere di fare da gatto delle nevi. Decidiamo quindi di proseguire a piedi dato che oramai siamo in cima.


In qualche modo ci siamo arrivati, ma niente medaglia, siamo in anticipo di un giorno, domani dovremo replicare 🙂 Esperienza fantastica non c’è dubbio, più che altro per l’essenzialità dell’evento, per il posto scelto e per la mentalità dei partecipanti. E’ sempre più difficile trovare raduni dove lo spirito per il viaggio vero, tenda, natura e spirito d’adattamento la fanno da padrona.

By Giampa:


La pioggia scroscia incessante per tutta la notte sulla gelida e umida tenda, ogni tanto “celera” e sembra venir giù di ogni, non mi azzardo a metter fuori il naso per vedere se è liquida o allo stato solido. finalmente arriva l’alba svegliati dal rombo dei boxer BMW di ogni età e provenienza che incuranti della gelida pioggia si incamminano per conquistare la strada che sale verso il ghiacciaio del Sommeillier ed accaparrarsi la mitica medaglia del quarantennale della “stella alpina”. Infilo il naso fuori dalla tenda ma non vi è traccia di neve a differenza di ieri che si era bella imbiancata, ma l’anfiteatro che ci circonda pochi metri più su è un lenzuolo bianco…continua a piovere di brutto e con theo e le nostre mitiche zavorrine si fa una breve colazione in rifugio.uno spiraglio tra una nuvola e l’altra mi fa prendere la decisione! Corro a vestirmi, costringo grazia a salire dietro e scarico di bagagli mi tuffo su per lo sterrato reso pesante dal fango, nei primi tornanti in ripida salita mi trovo impacciato e sento il peso del passeggero che alleggerisce l’anteriore, ma non mollo e tornante dopo tornante con le mani di ghiaccio supero il primo dirupo. Siamo ormai saliti di quota e in un’atmosfera himalaiana entriamo in un vallone innevato dove solo una linea discontinua di fango marrone indica la pista da percorrere, qualcuno sta già percorrendola a ritroso provato dal freddo e dalla neve ghiacciata che ti penetra dentro gli occhi come aghi e ti costringe a proseguire quasi ad occhi chiusi.ricomincia il secondo strapiombo da percorrere a stretti e ripidi tornanti, la neve ormai ha il sopravvento sul fango e fatico a tenere la traiettoria. In un tornante un pazzo inglese con sidecar e tutta la famiglia a bordo mi costringe a fermarmi sul bordo dello strapiombo per dargli passaggio.Ormai la pista non esiste più ma solo una riga sottile nel manto bianco sta ad indicare che puoi ancora proseguire 100, 50, 10 metri,non esiste più nulla se non un mondo tutto bianco. giro a fatica le mie due ruote e prendo la strada del ritorno. La zavorrina mi convince a colpi ben decisi ai fianchi a proseguire piano mentre un pazzo irlandese su giessone vola in discesa spiccando salti nei profondi cunettoni di scolo. …ieri invece avevo un compagno d’avventura di tutto riguardo su Varadero, che facilitati dal fatto che la neve caduta non era ancora tanta, insieme siamo riusciti ad arrivare fino ai quasi tremila metri del ghiacciaio, fermati solo da un pendio ricoperto da una valanga di neve, ma abbandonate le moto sotto una tormenta di neve abbiamo proseguito fino alla cima dove un piccolo laghetto, il ghiacciaio e la catena montuosa del versante opposto imbiancato facevano da cornice a questo spettacolare luogo. Questo è il mio primo VERO RADUNO, fatto di veri motociclisti su vere moto in un vero ambiente alpino


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