ON


Sabato 10 novembre 2007, ore 6.15 del mattino: la sveglia.


La moto è in garage, caricata e pronta. Dopo essermi svegliato veramente (il classico quarto d’ora accademico) inizio il rito della vestizione.


Ore 7.00 mi trovo con Cico, in sella alla Transalp e con Macello seduto nel suo furgoncino con dietro la Beta400. Dopo una breve presa per il culo sul mio vestiario (yellow man) ci incamminiamo in autostrada in direzione Ponte Oglio dove ad attenderci c‘è il resto della truppa.


Mentre viaggio butto l’occhio sul termometro: oscilla tra i 4 e i 6 gradi.


Dopo aver raccattato anche l’omone verde, altrimenti detto Fugzu (anche lui furgonato con relativa Beta polverosa), giungiamo al randevù. Saluti di rito e via a casa di Carlo Harneck.


Giunti sul posto, iniziamo i preparativi per il vero inizio della Campagna Orobica 2007, i due gruppi prendono forma, volto e colore:





Gruppo stradale: capitanato da Theo su bmw r1200gs, e composto da Scal su Suzuki V-Strom 650, Giampa su Transalp 600, BrunoMarmitta su transalp 650, Bagaglio su Africa Twin, Dancer su bmw r1200gs, Cico su Transalp 600, Gioweb su Honda motard





Gruppo polveroso: capitanato da Harnek su ktm, e composto da suo fratello Gualtiero su ktm, Fable su GasGas, Macello su Beta, Fugzu su beta, Biros su ktm





Intanto che i polverosi lasciano i bagagli agli stradali, Theo ne approfitta per riparare la gomma appena bucata: provvidenziale il compressorino di Giampa e il mio riduttore per presa accendisigari.


Si parte!





L’itinerario comincia costeggiando il lato ovest del Lago d’Iseo: la strada è punteggiata da archi di roccie e dolci curve….è una strada che invoglia, ma essendo stretta, non ci facciamo prendere troppo la mano.


Abbandonato il lago, ci dirigiamo a Costa Volpino, per poi proseguire verso Artogne e raggiungiere Monte Campione attraverso una stretta, sporca e tortuosa strada in salita. Scendiamo quindi in direzione Darvo e ci facciamo tutta la splendida via Mala, dove i piu smanettoni si volatilizzano all’orizzonte. Sostiamo al volo per una pasta con caffè e proseguiamo per Vilminore, Colore, Passo Presolana e Clusone dove ci fermiamo per un panino al volo; grazie Theo per averci concesso questo lusso.


Tralasciando l’episodio in cui BrunoMarmitta chiama la cameriera ruttando (e il bello è che lei veniva facendo finta di niente), il viaggio riparte alla volta di Gorno, Zambia, Oltre il Colle, Sedrina, Aviatico, Orezzo, Ganzaniga ed Endine.


Tra bauletti che penzolano (Gioweb…c’ha ragione il tuo bauletto…la piastra era fissata con delle fasciette in plastica) e vari tentativi di trovare la giusta strada, arriviamo in baita, dove ad attenderci c’erano già i nostri enduristi.





Gli ingradienti della serata erano i più svariati: polenta, carne, una gara di rutti tra Fable e BrunoMarmitta, Giampa che si ubriaca e rompe tavolo di ferro, tavolo di legno e tazza da te, Fugzu che spezza la sedia in plastica (che poi rifila a Cico e lo fa cadere) e Biros che esce dalla baita per telefonare ma i rutti sono troppo forti che la moglie se ne accorge.


La serata trascorre in allegria tra brevi sonnellini individuali e discussioni politico-social-economiche.


Verso mezzanotte i sacchi a pelo cominciano ad aprirsi e a ospitare ognuno di noi.





La mattina dopo i due gruppi si ri-dividono: gli enduristi per i loro campi, gli stradali, dritti al bar dove si fermano fino al momento del randevù a casa di Carlo.





Il wend è trascorso, la Campagna Orobica 2007 è finita e gli Orobic-man sono tutti stanchi e soddisfatti.


Questa volta non c’è stata ne neve ne pioggia, solo un sole esagerato che scaldava ancor di più gli animi di tutti noi, già caldi grazie a questa amicizia che ci lega tutti quanti.





Grazie Carlo


Grazie Theo


Grazie NetRaiders





* ps: ho dovuto ricorreggere l’itinerario perchè il gran capo ha detto che avevo scazzato di brutto 🙂 Vabbè…poco male…dovrò ritornarci per un ripasso 🙂 Venite anche voi?!





by Dancer.





OFF


Ore 6,15. Sabato. Apro gli occhi nella penombra della camera e mi alzo cercando di non svegliare Maria. Di fatto sto ancora dormendo mentre mi lavo, mi vesto, faccio colazione ed esco.





Metto in moto la Panda mentre dalla via si scorge una bellissima alba sulla collina di Torino. Il vento ha spazzato tutte le nuvole ed il rosso blu dei riflessi del sole mi accompagna mentre vado in garage a prendere la moto. Attacco il carrello con il Gas Gas già caricato la sera prima, borsone, stivali, casco, c’è tutto. Si parte per Ponte Oglio.





Accendo il lettore mp3 ma la batteria è scarica. Ne ho portate due di scorta: la prima non lo fa neanche accendere, la seconda dura 30 secondi. Fanculo l’mp3, ascolterò il rumore della Panda. Due ore e mezza di autostrada dopo, imbocco l’uscita del casello e mi parcheggio dietro l’auto di Biros. Saluti e abbracci, non ci vediamo da almeno 2 anni. Due chiacchiere e ci mettiamo in attesa degli altri. Poi, in ordine sparso, arrivano tutti. Bruno Marmitta per distinguersi, impenna tra il casello e il gruppo di moto ferme. Giampa urla “segaioli” a tutti e mi stritola in un abbraccio. Tutti mi insultano perchè sono anni che non mi faccio vedere, ed hanno ragione…





Ci trasferiamo nel Ranch di Carlo, dove scarichiamo e ci cambiamo mentre qualcuno ripara la gomma di Theo che ha bucato. Partiti gli stradisti, finiamo il rituale della vestizione e siamo pronti per il giro. Gualtiero, fratello di Carlo, apre le danze con la consueta scalinata dietro la chiesetta. In cima faccio da tappo a Macello per fargli una foto, e credo che mi abbia tutto sommato mandato a stendere… Lasciamo il paese ed iniziamo ad arrampicarci nel bosco. Ricordiamo il punto in cui c’era un gradone 3 anni fa, ora spianato. Scendiamo dalle moto e spostiamo di peso un tronco che intralcia il sentiero. Proseguiamo con una bella andatura in un toboga di cunette, appoggi tra le foglie secche e i canaloni.





Dalla statale prendiamo una “variante” di taglio e cominciano le prime spinte, con Macello che si arremba fino a metà salita. Persa poi ogni cognizione dello spazio, ci infiliamo in sentieri strettissimi, tra radici e pietre, intravedendo a tratti panorami mozzafiato. Ogni tanto vediamo il lago, ma non capisco mai quando è quello di Endine e quando quello d’Iseo. Forse quello d’Iseo mai… boh. Percorriamo un sentiero in cresta, poi discesa e risalita. Poi veniamo avvisati di una discesa “un po’ tecnica”, che ci tiene compagnia per la mezz’ora successiva, tra pietre incastonate nel terreno, taglienti e per fortuna poco scivolose perchè non ha piovuto. Al termine facciamo una pausa scambiandoci le impressioni e ci ributtiamo nel bosco.





Scendiamo e attraversiamo stradine lungo i campi, poi un ponticello di pietra e risaliamo in paese, siamo dalle parti di xxxx (credo!). La Compagnia dei Cabetti ci concede di fermarci a pranzo, dove sbraniamo dei primi congelati serviti da un “probabile troione transessuale” (cit.). Vengono fatte parecchie allusioni circa i “ghiaioni” che ci aspettano nel pomeriggio. Cominciamo a cagarci sotto. Eh, vedrete che ci divertiremo, dicono… Breve tratto asfaltato e ricomincia la salita. Per spezzare un po’, sbaglio strada perdendomi quello davanti e infilo un sentiero pedonale di pietra lungo la chiesa. Scampato l’arresto, ci ricongiungiamo col gruppo e facciamo due foto al lago d’Endine. Poi inizia il sentiero che porta ai ghiaioni. Ci divertiamo un sacco con un paio di gradoni e ci aiutiamo a vicenda, si suda sotto il sole delle 14. Poi arriviamo dove le pietre sono grossi ciottoli smossi e dove bisogna tenere aperto per non fermarsi, pena l’affondamento, la sconfitta, e forse anche la decapitazione su pubblica piazza. Ci diamo dentro come pazzi per uscirne interi, addentando le pietre più ostinate, insomma, “mordiamo il sasso”. In qualche modo arriviamo alla fine del ghiaione, appagati come ricci dopo una sessione di accoppiamenti. Risate, sudate, scherzi, qualche foto.





Lasciamo lo scenario del lago per infilarci in un sentiero dove c’è un pezzo “un po’ in piedi”. In pratica una roccia di taglio da saltare di slancio. Si passa in qualche modo, con l’aiuto della compagnia della spinta, dopodichè abbiamo veramente bisogno di bere qualcosa. Prosciughiamo qualche boccale in un bar osservati con invidioso disprezzo dalla gente del luogo, poi riempiamo i serbatoi delle moto, per qualcuno anche con il rituale della maledetta miscela, e si riparte. Ora dobbiamo scavalcare il colle che abbiamo davanti per raggiungere la baita.





Entriamo in un bellissimo bosco di pini, saltellando su un sentiero di pietre lucide che ha qualcosa di una strada romana, molto suggestivo nel polveroso controluce. Poi inizia uno sterrato di terra smossa che dà il via ad un ingarellamento folle. I colli di xxxxxxx sono ormai davanti a noi, riconosco il bacino che formano, e la conca dove vediamo tramontare e sorgere il sole alla Campagna Orobica. E’ quasi il crepuscolo e c’è una luce bellissima. Raggiungiamo il punto panoramico caro a Macello, da dove riconosciamo i ghiaioni dove siam passati nel pomeriggio. Arriviamo alla baita e iniziamo ad accendere il fuoco per scaldarci. Una birretta ci tiene compagnia mentre aspettiamo che il gruppo degli stradisti ci raggiunga con i viveri.





Quando il gruppo si ricompatta si iniziano a scegliere i letti e ci si cambia per la “serata”. Comincia un dialogo a suon di rutti con Bruno, si fa fuori un po’ di salame, qualche pezzo di Parmigiano e del buon lardo. Iniziamo ufficialmente le danze e Carlo comincia a preparare la polenta, viene fuori il ragù di Macello e ogni ben di Dio ador n a la tavola che Giampa cerca di distruggere cadendoci sopra. Si fracassa qualche sedia, come da tradizione ormai. Tra mangiate, battute e sfottò passiamo la serata in allegria. Poi verso mezzanotte saliamo al piano di sopra per combattere col freddo della nostra stanza. Come dice il saggio Fugzu “le scoreggie sono ancora il modo migliore per combattere il freddo”. Così ci infiliamo nei sacchi a pelo, vestiti come mummie, e ci addormentiamo, russando rumorosamente a turno.





Per me l a notte scorre tranquilla, anche se al risveglio comincio a patire la temperatura ed ho la gola roca. La colazione ed il fuoco acceso mi rimettono in sesto, e dopo aver dato una pulita ed esserci rivestiti partiamo per il giro della domenica. Quello che crediamo essere un breve trasferimento fino a xxxxxxxxx, si rivela un passaggio sulle orme del mondiale di enduro fino all’incontro con una manifestazione di trial in mulattiera. Alcuni sentieri stupendi tra le radici ci impegnano con passaggi di una certa importanza e ci aiutiamo tutti con qualche spinta. Da ogni mulattiera vediamo sempre o un bosco fittissimo o un panorama mozzafiato sulle colline e sul lago. Scendiamo a xxxxx dove beviamo qualcosa in un bar con una arrapante cameriera da due tonnellate. Sembra finita ma prima di xxxxxx c’è ancora spazio per qualche mini sentiero nel bosco, tra tornanti stretti e strapiombi. Prima di arrivare all’ultima scalinata di fianco al ristorante a xxxxxx, finisco le pastiglie dei freni e freno solo col pensiero. Costeggiamo il fiume fino a rientrare al Ranch, anche oggi stanchi ma appagati, e Carlo ci ospita ancora per dar fondo a salamelle, pane e parmigiano, tra le risate e l’entusiasmo generali. Verso le 14 ci rimettiamo in marcia, caricando i carrelli, e solo quando arrivo a Bergamo mi telefona Giampa per avvertirmi che ho dimenticato il mio borsone sulla sua moto. Un provvidenziale intervento di Theo mi salva, dopodichè mi attendono due ore di autostrada, con l’impazienza di correre a casa a vedere le foto di questo we favoloso.





scritto di fretta e non riletto…





fable


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